Tanti like, poche richieste: cosa misurare davvero nel marketing?

SEO 03/11/2026 Anja Ai
Tanti like, poche richieste: cosa misurare davvero nel marketing?

«Il post è andato benissimo: tanti like». Poi, a fine mese, il telefono ha squillato come sempre e in agenda non c'è un appuntamento in più. Non è un caso raro: like, visualizzazioni e follower dicono quante persone ti hanno visto, non quante hanno avuto bisogno di te. Sono numeri utili, ma se diventano l'obiettivo si finisce a fare contenuti che piacciono invece di contenuti che portano lavoro.

Questa guida serve a scegliere poche misure che collegano il marketing alle richieste vere, senza strumenti complicati.

Dal post al cliente: quattro gradini

Ogni contatto che arriva da internet passa, più o meno, da quattro gradini:

  1. chi ti vede: copertura, visualizzazioni, impressioni su Google;
  2. chi clicca: visite al sito, clic sul link del post, clic sul numero di telefono;
  3. chi ti contatta: moduli compilati, telefonate, messaggi, richieste di preventivo;
  4. chi compra: preventivi accettati, ordini, nuovi clienti.

I like stanno nel primo gradino. Servono a capire se un tema interessa, ma da soli non dicono se stai portando persone verso il terzo e il quarto. Il punto è guardare dove il percorso si interrompe: tanta visibilità e pochi clic vuol dire che il contenuto non invita ad approfondire; tanti clic e poche richieste vuol dire che il problema è sul sito o nell'offerta.

Cosa misurare, in concreto

  • Clic verso il sito da ogni canale. Aggiungi ai link dei post i parametri UTM (sorgente, mezzo, campagna): in Google Analytics vedrai quante visite arrivano da quel post, non solo «dai social».
  • Richieste ricevute nel mese. Moduli, telefonate, messaggi WhatsApp, email: contale tutte nello stesso posto, anche a mano.
  • Da dove arriva ogni richiesta. È la domanda più semplice e più trascurata: «come ci ha conosciuto?». Chiedila sempre e scrivi la risposta nella scheda del contatto.
  • Quante richieste diventano clienti. Una richiesta non pertinente costa tempo; dieci richieste giuste valgono più di cento generiche.

Gli errori più comuni

  • Cambiare tutto ogni settimana. I numeri piccoli oscillano molto: valuta su un mese o un trimestre, non sul singolo post.
  • Confrontarsi con i grandi. Una PMI locale non ha bisogno di migliaia di follower: ha bisogno delle persone giuste nella sua zona o nel suo settore.
  • Guardare solo i social. Molte richieste arrivano da Google, dal passaparola o da un contenuto letto settimane prima. Senza la domanda «come ci ha conosciuto?» quel collegamento si perde.
  • Misurare senza decidere. Un numero serve se cambia una scelta: quale tema ripetere, quale pagina migliorare, dove smettere di investire.

Se i clic arrivano ma le richieste no

Spesso il marketing funziona e il sito no: la pagina non spiega cosa fai, il modulo è lungo, il numero di telefono non si trova da cellulare. Ne abbiamo parlato in Il tuo sito spiega cosa fai, oppure lo capisci solo tu?. E se le richieste arrivano ma non chiudono, il punto può essere l'offerta: lo trovi in Il cliente chiede il prezzo e poi sparisce.

Domande frequenti

Quindi i like non contano?

Contano come segnale di interesse per un tema, non come risultato. Usali per capire cosa interessa al tuo pubblico, poi guarda se quell'interesse porta clic e richieste.

Servono strumenti costosi?

No. Per iniziare bastano i parametri UTM nei link, Google Analytics o le statistiche del sito, e un foglio o un CRM dove segnare ogni richiesta con la sua provenienza.

Ogni quanto conviene guardare i numeri?

Una volta al mese è sufficiente per la maggior parte delle PMI. Più spesso si rischia di reagire a oscillazioni normali.

Il passo pratico: da oggi, a ogni nuova richiesta chiedi «come ci ha conosciuto?» e scrivilo. A fine mese conta le richieste per provenienza: è il dato che ti dice quale marketing sta lavorando davvero.